Hello world!

19 Gen

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Doveva essere una giornata tranquilla

7 Gen
Volevo dare una sistemata ai video girati nei giorni scorsi a Carcassonne. Anzi, davo per scontato che un bel rissuntino del viaggio sarebbe stato pronto in serata.

E invece, ho passato tutto il giorno (e la scorsa notte) a mandare a stendere lo zio Bill.

Ebbene sì. Un virus mi ha impaperato il portatile. Non un virus normale. Ma uno di quelli infami che se ne stanno nascosti chissà dove, per poi palesarsi il 1° gennaio dell’anno successivo. Per la serie, "sapevo che la promisquità delle chiavette  USB può essere contagiosa… ma non  fino a questo punto!".

Comunque, grazie al cielo non ho mai esagerato nel fare affidamento sui computer. Ero organizzata per i backup dell’ultimo secondo e credo – spero! – di non aver perso quasi nulla. A parte le preziose ore che ho passato a formattare e risistemare tutte le cose com’erano prima.

***

Nelle attese tra un’installazione e l’altra, in ogni caso, qualcosa ho prodotto:
  1. Due sottospecie di recensioni sui libri che ho letto durante le vacanze (le trovate nel mio profilo su Anobii.com)
  2. Alcuni fermo-immagine dei video di Carcassonne (che se ne stanno pacificamente nel mio account su Flickr, ma vediamo se casualmente funge anche la slideshow da inserire sul blog)

http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=63961

Uhm… yes. Più o meno pare che funzioni.
E ora, vado a godermi il sonno dei giusti. Alla faccia dello zio Bill.

Countdown

31 Dic
Fine del 2008, inizia il 2009.

Festeggerò anche Capodanno nel più semplice dei modi. Al mare, con Fab. In un delizioso ristorantino. Perché “il più semplice dei modi” è spesso la scelta migliore. Quella che fa stare bene, in cui ci si sente a proprio agio. Amati, tranquilli, felici… il migliore augurio per l’anno che sta iniziando!

E domani mattina presto, finalmente, si parte! Qualche giorno a Carcassonne, in Francia. Un viaggio che aspettiamo da tempo. Il regalo più bello, alla fine di un periodo intenso, ricco di esperienze e di piccole e grandi soddisfazioni. Per la serie, stanchi ma felici.

Non mi resta che augurare a tutti un 2009 sereno e – perchè no? – fortunato!
Buone feste!!

Gis

Xmas 2008

26 Dic

E anche quest’anno Natale è passato.

Per me, un Natale eccezionalmente tranquillo. A Torino, in contatto via Internet con i miei e mia sorella dall’Africa. Diverso da come normalmente ci si aspetta, eppure bello.

Tra i regali, qualche libro e un po’ di nuovi gadget elettronici che tenterò compulsivamente di collegare tra loro non appena le vacanze saranno finite. Moltissimi biglietti e messaggi di auguri, una certa quantità di cioccolato.

Tranquillità. Dormire fino a tardi, godersi il silenzio guardando le luci dell’albero, la neve fuori dalla finestra, lo zucchero sul pandoro…

Pochi pacchi da scartare. E una busta nel cassetto, con dentro biglietti e prenotazione per un piccolo viaggio col boy. E’ da un mese che conto i giorni prima della partenza!

Nel frattempo, mi sono concessa del tempo da dedicare a quelle piccole cose che spesso mi dimentico di fare. Cucinare il mio piatto preferito per me e Fab, andare a trovare qualche amica, ascoltare le storie degli altri.

E – perchè no? – passare qualche mezz’ora senza fare niente.

Per la prima volta, dopo tanti mesi, le ore scorrono a ritmo rallentato. Nessun impegno particolare, nessun lavoro da terminare, nessuna commissione urgente.

Mi tolgo i tacchi alti. Stendo le gambe sotto il piumone. Spengo la luce.
Questo Natale eccezionalmente tranquillo era proprio quello che mi serviva.
Stasera sono davvero contenta!

Kuku na chipsi

6 Dic

Ora di cena. Sono al terzo pollo e patate in due giorni. Sempre al forno, non c’è pericolo.

Eh sì. Più del 50% della family è di nuovo in giro per la savana. Il mal d’Africa non perdona!
Io invece, da due anni a questa parte, svolgo diligentemente il ruolo di colei che sta alla base, armata di Voip per le chiamate intercontinentali.

Popolo la casa, a turno con mio fratello. Nutro il piccolo mostro

Cerco di fare la spesa misurando la quantità del cibo. Onde evitare che nel giro di qualche giorno si formi un nuovo ecosistema nel mio frigo. E questo è praticamente impossibile, visto che di questi tempi vanno molto le confezioni "formato famiglia".

All’ultimo giro ho comprato pollo e patate. E di conseguenza, ora li mangio finchè non saranno finiti. Sempre che non inizino a spuntarmi le piume prima.

E questo è quanto.
SQUEK!

P.S. – Lezione di Kiswahili n° 1
Pollo e patate, in quel della Tanzania, si dice "kuku na chipsi". Come il titolo di questo post. Yuk!

Una famiglia connessa

14 Nov

In casa siamo in cinque più gatto, ma abbiamo sei computer.
E raccontare in giro che il sesto è del gatto è una scusa pietosa.

In questo momento, mio papà sta facendo finta di lavorare sul suo laptop pseudoportatile.
Mio fratello, davanti alla sua "astronave", vegeta attaccato a un mmorpg.
Mia sorella ha optato per una soluzione trendy: Mac + Facebook. Un classico contemporaneo.
Mia mamma è ufficialmente entrata nel web 2.0 – con il cassone dei criceti, ma ci sta dentro: Gmail e Faccialibro anche per lei.

Io… beh.
Ora aggiorno il blog. Che è un’attività tutto sommato "antica", che ha fatto il suo tempo.
Fra un po’ mi infilerò sotto le coperte. E prima di dormire mi toccherà l’ardua scelta.
Finisco il libro che ho iniziato nel week-end? O digito furiosamente sull’eeePc ancora per un po’?

E’ un problema…

 

Pedalare!

1 Nov
Non è vero che non ho fatto niente.

Cioè.

  • Sì, è vero. Ho passato su Facebook parecchie ore superflue.
  • E poi ho finito le nuove slide per il capo.
  • Nel frattempo, ho ottenuto una parte – oserei dire improbabile – nel nuovo spettacolo del gruppo teatrale: la madama con cagnolino. Vivo, il cagnolino.
  • Ho protestato contro la Gelmini tentando un giro di shopping fuori programma in pausa pranzo.
  • Ho cercato di connettermi a Internet sull’Eurostar, e alla fine ci sono più o meno riuscita.
  • Ho concluso un articolo in cui spiego ai parrucchieri perchè Internet è una figata.
  • Mentre nei ritagli di tempo partorivo un racconto. Dall’inizio alla fine. Incredibile.
  • Già che c’ero, ho anche visto l’Isola dei Famosi.
  • Ho sbadigliato molto, specialmente dopo le 11 di sera.

Ieri volevo andare alla festa di Halloween. Invece – dice il boy – mi sono addormentata mentre cercavo di portare avanti un discorso con lui. E quindi, a un certo punto, dormivo e parlavo contemporaneamente. I pessimi risultati si possono facilmente immaginare.

Ho letto su Cosmopolitan un’intervista alla Kate Hudson. In cui lei afferma di vivere a velocità che noi umani non possiamo nemmeno immaginare. A corredo della suddetta intervista, una sua bellissima foto. Sorridente, riposata, senza traccia di pigiami, ciabatte e altre amenità del genere.

E allora ho pensato: "Kate? Ma fammi il piacere…".

Buono, giusto e… da pulire!

22 Set
Credo sia legittimo voler accompagnare i tacos con il riso. E’ un abbinamento gradevole… Così infilo il grembiule. E chiedo a mia mamma di prelevare dalla dispensa gli ingredienti necessari.

Rosolo la carne, preparo la salsa messicana, scaldo le tortillas. Poi arriva il momento di mettere il riso in pentola.

“Dov’è il riso?”, chiedo.
“Ehm. Temo che la scatola sia finita”, risponde mia mamma con voce contrita.

Noooo! Mia mamma guarda la mia faccia contrariata. Poi, improvvisamente, un flash. “Aspetta! Ora che ci penso… del riso c’è”. Io riacquisto un’espressione normale. La mia cena è salva.

“Ma – continua mia mamma – non è quello della scatola”.
“No?”, esibisco una delle mie migliori espressioni da punto interrogativo.
“Ho questo sacchetto. Sai da dove viene?”

Inizio a sospettare qualcosa. Ma non riesco a focalizzare.

“Dalla Tanzania – continua mia mamma – è il riso che hanno coltivato quest’anno nella missione di Komuge”.

Nell’arco di mezzo secondo, nel mio cervello orbitano due pensieri:

  1. Uaooooo! Riso biologico, ma proprio proprio biologico… sarà buonissimo!
  2. ‘Azz… ma in Tanzania il riso lo puliscono chicco per chicco prima di cucinarlo. Non è che per caso…

E infatti. Mia mamma, con espressione sempre più contrita, aggiunge: ”C’è solo un problema. Non è ancora stato pulito. Ci sono i sassolini dentro”.

Lo sapevo! Lo sapevo che doveva esserci la fregatura. Poco male. Non sarà di certo un po’ di riso tanzaniano a fermarmi. Squarto il sacchetto, agguanto l’apposito cestino e verso una porzione scarsa. Meglio iniziare dal poco, no?

Osservo i chicchi nel cestino. Sono tanti e minuscoli. E, soprattutto, non sono soli. In mezzo alla piccola massa bianca, fanno capolino granelli ghiaiosi, pagliuzze e altri corpi estranei. Tutti equamente e uniformemente distribuiti.

Momento di vuoto cosmico. Da dove si comincia? Riuscirò a cavare tutti quei cosi fuori dalla mia cena? Aaaaaaargh!!!

Sopra la mia testa fluttua un fumetto con dentro corsie di supermercato. Tutte ricolme di scatole di riso confezionato. In un impeto di disperazione, mi costringo ad escogitare un piano. E’ una stupida montagnola di cereali. Devo riuscire a disinfestarla. E’ una questione di sopravvivenza. Eccheccavolo!

Armata di santa pazienza, mi appresto alla sfida. Quei maledetti chicchi non l’avranno vinta.

Due ore dopo, rilasso i polsi e mi stropiccio gli occhi. Non ci credo. Alla mia sinistra, uno sputacchio di sassolini e pagliuzze. A destra, la montagnola di riso. Bianca che più bianca non si può. 

Biologic Rice (to clean)Biologic Rice (cleaned)

Prima / Dopo

E’ incredibile… ci sono riuscita! Butto i chicchi nella pentola, prima che il gatto decisa di camminarci sopra. Pochi minuti dopo, il profumo aromatico del mio riso biologico disinfestato a mano riempie la cucina.

In conclusione. A tutti coloro che credono che le ragazze coi tacchi siano le prime candidate all’estinzione… ecco qui! Donna occidentale contro riso africano, uno a zero.

Nonostante tutto, ce la possiamo cavare.

Ora ripongo grembiule e cestino. E vado a smanettare su Facebook. Con permesso.

Repulisti

15 Set
Finalmente ci sono riuscita.

Dopo vari esperimenti, ho trovato una disposizione definitiva per il layout del blog. Il risultato mi piace. Il che è già un passo notevole.

Quindi sono passata alla verifica del blogroll. Ho portato a termine anche l’ecatombe dei link morti e dei blog defunti. Ho aggiornato l’aggiornabile. Ho aggiunto indirizzi che erano in attesa da secoli.

Spero di non aver dimenticato nulla. Nel caso, basta avvisare!

(Già che c’ero, stamattina ho anche ripulito la scrivania dell’ufficio. Ho trovato reperti archeologici di cui avevo rimosso ogni ricordo. Credo che, un giorno o l’altro, la malsana mania di conservare tutto mi causerà qualche effetto collaterale. Non vorrei mai…).

Musica in "condivisa"

12 Set
Premetto che tra gli ammazzatempo da ufficio e gli ammazzagente da ufficio preferisco di gran lunga la seconda categoria.

(Be quiet. In redazione tutto fila liscio. L’affermazione qui sopra è una specie di parlez, più che altro una traccia).

Però… ecco, oggi nella mia mail sono circolati alcuni simpatici "santini", che non posso non condividere con la collettività.

Lui, per esempio, è stato appena assunto. E’ il primo giorno di lavoro, e ascolta qualcosa tipo Stevie Wonder. "I just called… to say… I love youuuuuuuu!".  Tutto appare meraviglioso…

 

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Tre mesi dopo. Lui vorrebbe porsi quelle domande esistenziali del tipo "Chi sono? Da dove vengo? E soprattutto… dove vado?". Ma. Non è decisamente il momento di filosofeggiare. Lui ascolta la musica house, ed è molto ma mooooolto impegnato.

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Passano altri tre mesi. E siamo a sei. Lui arriva in ufficio alle 8.00. Attacca l’heavy metal. Stacca alle 20.00. E sono 12 ore. Wow!!!

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Siamo a nove mesi. Lui è passato all’hip hop. E’ ingrassato e – dicono – soffre di stitichezza. Un parto, praticamente.

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Un anno. Stesso ufficio, stessa scrivania. L’umore è decisamente gangta rap. Lui ha mal di testa, si sente come se fosse appena caduto dal letto e vive solo di caffeina. Ovviamente, non ha la più pallida idea di cosa significhino le parole "buona giornata".

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Passa molto tempo. Ma neanche troppo. Siamo alla vigilia del secondo anno. La musica è di nuovo cambiata. Techno, a questo giro. Lui… sinceramente, c’è bisogno di commentare? Aaaaaaargh!

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Io detesto gli ammazzatempo da ufficio. Specialmente quando nascondono domande implicite a cui non so rispondere. Del tipo: "E tu, a che punto stai?".

Per la cronaca. Negli ultimi giorni ho ricominciato ad ascoltare musica country. Compulsivamente. Mi sa che le vacanze sono finite.

(Eh sì. Da tre settimane. Credo).